Montmartre

Montmartre_franciaInerpicandosi attraverso una ripida serie di stradine, che salgono sempre più, e affrontando un ultimo tratto di un'interminabile scalinata, si sale finalmente alla collinetta di Montmartre, che domina Parigi. Dall'alto dei suoi 270 metri è possibile ammirare tutta la città, che si distende come un fazzoletto ai piedi della 'butte' (collinetta). Montmartre era un antico paesino di vignaioli e ancora oggi al centro di quella che è una metropoli. Il quartiere è una delle zone più visitate di Parigi, ma un secolo fa (fino alla Prima guerra mondiale) conservava ancora il suo carattere agreste. Oggi la collina custodisce e protegge l'unica vigna parigina, chiamata Clos-Montmartre, simbolo dell'atmosfera romantica e bohémien di questa caratteristica area. La vigna come si presenta oggi è del 1933.

Nel mese di ottobre, e precisamente il 7, il quartiere festeggia la sua vecchia origine con la festa dellavigna montmartre parigi vendemmia e dell'uva di Montmartre (Vendanges de Montmartre), che si svolge in un pittoresco angolo tra Rue des Saules e Rue Saint-Vincent presso l'antico vigneto. Un tempo le vigne nei dintorni di Parigi erano numerose, lo erano sin dai tempi degli antichi Romani e fino a quando Montmartre non era altro che un sobborgo appena fuori città; oggi, quella rimasta si compone di circa tremila vitigni che producono vino Thomèry. Nei primi anni del XX secolo la fillossera distrusse i vigneti, e data l'annessione e la conseguente urbanizzazione di Montmartre nella città di Parigi, la vigna incolta divenne vittima dei promotori immobiliari. All'inizio degli anni '30 un gruppo di artisti locali, guidati da Francesco Poulbot, un famoso illustratore, firmò una petizione al governo chiedendo che fosse concessa loro la stessa terra in modo da poter ripiantare le viti. L'amministrazione di Albert Lebrun approvò il progetto e la vigna di Montmartre venne rinnovata nel 1933.

montmartre muliniMontmartre secondo la tradizione prese il nome dal Mont Martis, il monte di Marte, in quanto sulla collina in epoca romana era stato edificato un tempio in onore del dio; tuttora, oltre a questo tempio ne esisteva anche un altro dedicato al dio Mercurio. Secondo un'altra leggenda il nome sarebbe derivato da Mont du Martyre, perché in questo stesso luogo fu decapitato Saint Denis (S. Dionigi), primo vescovo di Parigi, intorno al 250 d.C. Un'altra tradizione popolare racconta che la decapitazione di Saint Denis non sia avvenuta a Montmartre, ma in un'altra zona della città, da dove poi il santo sarebbe giunto con la testa sotto il braccio fino a Montmartre. Il piccolo paese di vignaioli, che riforniva di vino e pane la città, grazie alla presenza di numerosi mulini, due ancora esistenti, si trasformò tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX nel quartiere del divertimento e degli artisti. L'Ottocento fu il periodo del suo massimo fulgore grazie allo stile anticonformista e antiborghese dei tanti artisti che lo popolavano.dipinti montmartre parigi

Una visita non basta a scoprire tutte le curiosità e le attrazioni di Montmartre. Tra le tante, non si perda il piccolo e romantico cimitero di Montmartre, ricco di originali monumenti funebri di personaggi illustri. Sulla tomba del pittore Fragonard e stata scolpita una tavolozza in pietra, quella di Alphonsine Plessis, la 'signora delle camelie', è stata abbellita con un cuscino di violette di marmo; percorrendo i vialetti del cimitero ci si imbatte poi nelle tombe di Degas, Zola, Sthendal, Dumas, Truffaut e tanti altri celebri personaggi.

La tranquillità del piccolo cimitero contrasta con il cuore di Montmartre pieno di vita e movimento: la famosa Place du Tertre, affollata di chiassosi ristoranti all'aperto e di turisti seduti al tavolo e letteralmente circondati dai numerosi e abili ritrattisti. Il vociare turistico della piazza si perde nel reticolato delle tante viuzze e vicoli che la circondano, fino a raggiungere di nuovo il silenzio nella parte più alta della collinetta, dove sorge il simbolo di montmartre parigi artistiMontmartre il Sacré-Coeur. La basilica è nota per la grande scalinata terrazzata con 237 scalini, che portano direttamente 'sopra' la città. Alla chiesa, meraviglia architettonica, si accede attraverso un portico con due statue equestri, che rappresentano due simboli universali della storia francese: il re Luigi il Santo e Giovanna D'Arco. Si visiti anche l'Abbazia S.Pierre di Montmartre, che fu sconsacrata durante la Rivoluzione Francese per essere dedicata alla Ragione, divenne infatti il Tempio della Ragione, per poi essere consacrata di nuovo nel 1908.

Il simbolo di Montrmartre è il percorso artistico e bohèmien e rimane uno dei più affascinanti di Parigi. La prima tappa è senza ombra di dubbio in place Emile Gadeau e gli atelier del Bateau-Lavoir, il cui nome prende origine dai battelli della lavanderia, che percorrevano la Senna con il carico di bucato cittadino. Anticamente questa costruzione era una fabbrica di pianoforti, poi tra il 1890 e il 1910 divenne la residenza di numerosi pittori da Picasso a Modigliani, talmente poveri all'epoca da essere costretti a fare dei turni per poter usufruire di un povero giaciglio. Camille Pissaro, insieme a Van Gogh e Touluse-Lautrec, fu un altro assiduo frequentatore del quartiere: suo il famoso dipinto Boulevard Montmartre, che ritrae il boulevard che conduceva alla collinetta, così come il pittore era solito vederlo dalla sua stanza d'albergo. Proprio in questo quartiere trovarono nuova vita e sviluppo il Cubismo e la pittura moderna, basti ricordare che Picasso vi dipinse le famose Demoiselles D'Avignon. Per gli amanti del surrealismo Montmartre ospita una mostra permanente di ben 330 dipinti del maestro spagnolo Salvador Dalì, al centro del quartiere nell'Espace Montmartre.

Nell'Ottocento, il cuore pulsante della vita bohèmien e notturna di Montmarte era rappresentato dai numerosi cabaret parigini, dove si faceva largo uso della bevanda dei poeti: l'assenzio, insieme anche al meno noto hypocras, una bevanda a base di vino zuccherato e aromatizzato con chiodi di garofano e cannella. Tra i più famosi locali ci sono il cabaret 'Au lapin agile',  con l'insegna del pittore Gill, noto anche con l'evocativo nome di 'Cabaret des Assassins', e 'Le chat noir', così famoso da essere diventato il simbolo non ufficiale di Montmartre, con quel gatto nero dalla lunga coda a forma di panciuta virgola su sfondo giallo e rosso (molti di voi lo avranno visto nelle numerose riproduzioni dei souvenir di Parigi. Il Cabaret di Le chat noir venne fondato da Rodolf Salis nel 1881 e varie sono le storie riguardo la scelta del famoso gatto come simbolo dell'ardito locale: da quella che vuole che un gatto nero fosse sempre sul marciapiede di rimpetto durante i lavori di costruzione, a quella che nel suddetto locale non ancora restaurato vi fosse un manifesto con il  gatto. Il locale divenne il centro della vita di Montmartre, con artisti e poeti che apostrofavano i clienti anche nobili senza peli sulla lingua, ma la vera rivoluzione fu la casuale introduzione di un piano, con il quale anche la musica entrò ufficialmente ad allietare le serate di personaggi come il poeta maledetto Verlaine. Oggi è possibile acquistare il gatto nero stampato ovunque su borse, magliette, poster, quadretti, nei tanti piccoli bazar che affollano le stradine di Montmartre... un chiassoso mercatino all'aperto.

La fama internazionale spetta però al Moulin Rouge, ai piedi di Montmartre in Place Blanche, nel quartiere Pigalle. Costruito nel 1889 da Ollier proprietario dell'Olimpia, il locale ha la caratteristica forma dei mulini un tempo presenti a Montamartre, con le pale rosse che svettano sopra la costruzione. Assiduo frequentatore ne fu Henri Touluse-Lautrec, che ne raffigurò le bellissime ballerine di can-can. Ballo inizialmente sperimentato nel locali di polca del quartiere di Montparnasse, ma che trovò la vera e piena esplosione in questo finto mulino rosso. Nel locale si sono succeduti artisti del calibro di Edith Piaf, Ives Montand, Frank Sinatra, Josephine Baker e tanti altri. Si dice che ora il Moulin Rouge non è più ai livelli artistici di tanti anni fa e anche intorno il quartiere Pigalle sia diventato solo meta di un corposo numero di curiosi turisti.

Articolo di Rina Zamarra


    

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