Storia della Corsica

Storia della Corsica Pasquale PaoliLa Corsica presenta una configurazione fisica e una collocazione geografica che ne hanno enormemente condizionato la memoria storica. La posizione chiave dell?isola, al crocevia delle rotte commerciali più battute, ha attirato i primi popoli di navigatori: fenici, etruschi, cartaginesi e greci (questi ultimi decisero di fondare nel 565 a.C Aleria (?Alalai?, ossia isola di civiltà). La movimentata storia corsa vede l?isola contesa anche da pisani, genovesi, francesi, saraceni, spagnoli, inglesi. Non sorprende dunque che per i Corsi il mare abbia rappresentato per lungo tempo un elemento ostile, foriero di rischi e incognite.
L?immagine della Corsica come terra dominata non rende giustizia alla vera anima di quest?isola, quella dei suoi abitanti, che si sono sempre caparbiamente opposti a chi li voleva soggiogati e a chi voleva la loro terra sottomessa. Questi stessi abitanti si sono impegnati con tenacia nella preservazione e nella promozione delle individualità, delle identità e delle ricchezze socio-culturali del popolo corso, che sono tuttora il fondamento di un forte sentimento di autodeterminazione.

La storia corsa si compone di diversi periodi di colonizzazione, che hanno plasmato questa terra e ne hanno forgiato le sue tradizioni, il suo territorio e la sua lingua.
Le civiltà greca e romana non lasciarono in Corsica tracce rilevanti, fatta eccezione per le colonie marittime di Aleria e Mariana, nodi essenziali delle rotte commerciali del Mediterraneo. Ai Greci si sostituirono Etruschi, Siracusani e Cartaginesi.
L?interesse di Roma per la Corsica fu dovuto a ragioni strategiche: Roma non poteva consentire che i nemici cartaginesi si aggiudicassero quest?isola situata proprio di fronte alle sue coste. Dopo una decina di spedizioni (260-160 a.C.), i Romani riuscirono a conquistare il litorale e dopo la I guerra punica (259 a.C.) a dominare e bonificare Aleria divenne romana.
L?isola fu comunque romanizzata per oltre 700 anni (anche se vi furono estreme difficoltà di insediamento nelle zone interne montane) anche se la dominazione romana fu alquanto disinteressata, (la regione restò quasi interamente priva di strade).

Alla caduta dell?Impero Romano d?Occidente, l?Impero bizantino, nel 476 d.C., si disinteressò quasi completamente dell?isola tanto da facilitare l?arrivo indisturbato e feroce degli ostrogoti di Totila e dei vandali di Genserico.
Dal VIII al XVIII secolo la Corsica visse nel terrore delle incursioni dei pirati provenienti dall?Africa settentrionale, al tempo conosciuta come Barbaria. Ma già dall?VIII secolo lo scontro tra le popolazioni locali e l?ennesimo invasore assunse sfumature ben più complesse, collocandosi sul piano dello scontro culturale e religioso.
Nel X secolo, quando in Corsica prese il sopravvento la nobiltà e molte famiglie signorili, in genere di origine ligure o toscana, crearono i propri feudi governandoli da padroni indiscussi.
Questo è un periodo piuttosto oscuro e al di là delle rivalità tra le famiglie non si sa molto; è comunque ipotizzabile che il Papa, incitato da qualche feudatario toscano cominciò a mostrare interesse per l?isola: fu così che nel 1077 la Chiesa affidò gli affari della Corsica al vescovo di Pisa.
L?intensa attività commerciale condotta da Pisa nell?isola non sfuggì a Genova che, consapevole delle enormi potenzialità corse, ottenne nel 1133 la spartizione dell?isola tra le due repubbliche marinare da Papa Innocenzo II; ciò diede inizio a una coabitazione tutt?altro che pacifica. Ricordiamo la sconfitta di Pisa nella battaglia della Meloria del 1284, data che segnò l?avvicendamento delle due repubbliche e la  supremazia di Genova sulla Corsica per ben cinque secoli.
 La presenza genovese in Corsica si basò su un unico interesse: quello dell?occupazione del territorio senza alcuna preoccupazione per le sorti degli abitanti.
Nel XVI secolo, violando apertamente il Trattato di Crépy, con il quale la Francia aveva firmato la pace con il Sacro Romano Impero, Enrico II, re di Francia, si mosse alla conquista della penisola e della Corsica che divenne possedimento francese e non più genovese.
Nella battaglia per la conquista dell?isola si distingue in particolare il colonello Sampiero, originario dell?isola e ancora oggi figura emblematica della lotta contro l?oppressione genovese. Qualche anno dopo, tuttavia, il sovrano francese, venendo meno agli impegni presi con gli abitanti corsi, stipulò il Trattato di Cateau-Cambrésis, che stabiliva il ritorno della Corsica in mano ai genovesi. Si ritornatò, non senza complessi disaccordi, ad una  dominazione genovese.
In un contesto di leggi ingiuste, di repressioni, di sopraffazioni, di malcontento generalizzato della popolazione, molti corsi optarono per l?emigrazione; gli altri, quelli che negli anni decisero di restare, furono protagonisti di uno degli episodi cardine dell?intera storia corsa. Nel 1730 vi fu una rivolta che segnò l?inizio della famosa ?Guerra dei Quarant?anni? della Corsica
La rivolta fu contradistinta dalla conquista di Bastia, Algajola e Saint-Florent da parte dei rivoltosi e dall?alleanza genovese con gli austriaci che riuscirono a ristabilire il comando genovese. La rivolta fu ben altro che assopita e nel 1738 i genovesi dovettero chiedere l?aiuto dei francesi, che tuttavia non riuscirono a risolvere la situazione. Nel 1755, Pasquale Paoli, uomo di grande cultura corsa, si mise a capo dell?insurrezione portando l?isola all?indipendenza.

La Corsica indipendente iniziò il proprio cammino con una costituzione democratica e, sotto la guida di Pasquale Paoli, visse un periodo di sviluppo e di benessere. Tuttavia nel 1764, sottoscrivendo il Trattato di Compiègne, la Francia ottenne da Genova l?autorizzazione a insediare alcuni contingenti in Corsica. Quattro anni più tardi il Trattato di Versailles avrebbe definitivamente sancito il dominio francese sull?isola: da allora in avanti la posizione della Francia non sarebbe più stata quella di semplice mediatore, bensì di effettivo padrone di casa.

Sabrina El Naggar

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